Appunti

Una cosa che ho cominciato a fare in modo sistematico non appena ho deciso di provare a scrivere è prendere appunti. All’inizio li scrivevo su qualunque superficie di carta mi capitasse a tiro, in casa, in auto o al bar. Facile perderli. Allora ho iniziato a portarmi dietro dei taccuini ovunque andassi, ma oltre a essere un po’ scomodo – mi piacciono i quaderni o taccuini grandi – il rischio era di farseli rubare insieme allo zaino. Ma io amo girare leggero: poche cose e tutte possibilmente in tasca. Quindi sono passato al telefono – non mi fa impazzire come metodo, ma tant’è -, alle note, alle foto che poi, una volta in studio, riporto sul quadernone deputato al progetto. Quadernone sul quale spesso finiscono anche lezioni o parti di lezione o articoli, ritagli su un argomento specifico che in quel periodo sto cercando di approfondire e che in qualche modo utilizzerò nella storia che sto, faticosamente, cercando di scrivere.
Idee su come sviluppare un personaggio, su un aspetto della sua personalità. Nomi, i nomi mi assillano, non mi piace dare ai personaggi nomi troppo comuni, ho bisogno che dietro quel nome vi sia possibilmente una ragione o che mi piaccia il suono. Il nome deve suonare bene col cognome, col personaggio, ed essere possibilmente verosimile anche quando un po’ inusuale. Spezzoni di dialogo che ancora non so se e come utilizzerò.
Uso anche, ma in modo più sporadico, le mappe mentali attraverso uno dei tanti programmi disponibili sugli store digitali. Le mappe mentali mi servono per i collegamenti, per le linee temporali della storia principale e di quelle secondarie, i flashback. Recentemente ho anche provato, con soddisfazione, i fogli A3, ma posso scrivere e disegnare necessariamente solo in studio – al bar sarebbe scomodo.

Qualche giorno fa ho ripreso in mano il quaderno – dovrei dire il volume, date le dimensioni e lo spessore – sul quale avevo scritto quasi tutti gli appunti per «Certezza di cose». Molto bello, l’avevo acquistato durante un Fuori Salone qui a Milano. Mi ha stupito la quantità di materiale che non ho utilizzato o che, a una seconda rilettura, ho giudicato inadatto. Cioé, la maggior parte.